Un libero contadino che coltiva la Repubblica. Togliatti e le campagne. Alexander Höbel

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Pubblichiamo una versione ridotta, curata da Alexander Höbel, del saggio di Alfonso Pascale “Un libero contadino che coltiva la Repubblica. Togliatti e le campagne”. 

«Palmiro Togliatti era nato a Genova in una famiglia tipica della piccola borghesia piemontese. I genitori erano maestri elementari e lui era terzo di quattro fratelli. Nel retro della casa di Sondrio, dove si erano trasferiti quando lui era ancora bambino, c’era un orto, a cui la mamma Teresa accudiva per integrare il bilancio familiare. Lì Palmiro e i suoi fratelli avevano imparato ad allevare ogni sorta di animali e a coltivare fiori e ortaggi. Per due mesi dell’estate andavano a vivere a duemila metri in un fienile affittato per poche lire e si nutrivano del cibo dei pastori. Nei pochi giorni di riposo concessigli dal lavoro, il padre Antonio faceva da guida ai ragazzi in lunghissime gite. L’amore per la terra e la passione per le escursioni in montagna non lo abbandoneranno mai più. I nonni paterni vivevano a Coassolo Torinese ed erano proprietari di poco più di un ettaro di terreno, coltivato a prato e a pascolo e con qualche albero da frutta; qualche pecora e pochi animali da cortile completavano il loro magro patrimonio. Col suo puntiglio storico e filologico, il futuro capo del PCI andrà alla ricerca delle origini della sua famiglia e scoprirà che fin dal 1300 i suoi antenati erano “liberi contadini”. “Come vede – scrive a Carlo Trabucco – non mi mancano i titoli di nobiltà, e quella vera”. In questo scritto esaminerò le ricadute di queste peculiarità della cultura politica dei comunisti sulla vita democratica del paese e sull’evoluzione storica e mentale della società civile non già in termini generali ma guardandole da una particolare visuale: quella dell’apporto di Togliatti all’elaborazione di politiche per l’agricoltura e alla costruzione di iniziative di massa nelle campagne. Restringere il campo di osservazione a siffatto ambito non significa scegliere un modo più agevole per indagare una questione complessa, ma vuole essere un modo per mettere a fuoco uno snodo essenziale della modernizzazione del paese: il passaggio da una società prevalentemente agricola ad una società prevalentemente industriale. E in tale trasformazione un Togliatti inedito e poco studiato sorprendentemente si rivela, come vedremo, protagonista di primo piano. Ma prima vediamo in cosa consistono le principali novità introdotte dal capo del PCI, come queste si siano venute delineando nella maturazione del suo pensiero politico, soprattutto nel periodo della sua permanenza a Mosca, e come si traducono nelle scelte di politica agraria e nella costruzione del rapporto con le masse rurali.»

Questo è un brano della sintesi redatta da Alexander Höbel che è possibile leggere integralmente scaricando il file in pdf da qui.

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La versione integrale sarà pubblicata sul n. 3/2014 della rivista “L’Albatros” in via di pubblicazione. Ringraziamo l’autore per la sua cortesia e disponibilità.

*Alfonso Pascale (1955) si occupa di agricolture civili, campagne

Alfonso Pascale

Alfonso Pascale

urbane e di tutto quello che ruota intorno al cibo. Collabora con istituti per la ricerca socio-economica e la formazione. Ha pubblicato numerosi saggi, tra cui Partire dal territorio (RCE 2002), Il ’68 delle campagne (RCE 2004), Linee guida per progettare iniziative di agricoltura sociale (INEA, 2009) e Radici & Gemme. La società civile delle campagne dall’Unità ad oggi (Cavinato, 2013). Nel 1977 è stato tra i fondatori della Confederazione Italiana Coltivatori, divenuta nel 1992 Confederazione Italiana Agricoltori, in cui ha svolto il ruolo di vice presidente nazionale (1992-2002). Nel 2005 ha fondato la Rete Fattorie Sociali di cui è stato presidente fino al 2011. Ha un sito personale www.alfonsopascale.it