Togliatti, il costituente. Centralità del lavoro e questione proprietaria

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Relazione di Gianni Ferrara al convegno su Togliatti e la Costituzione organizzato da Futura Umanità a Roma, Teatro de’ Servi, 8 novembre 2013

La lettura degli interventi di Togliatti alla Costituente impone una constatazione iniziale che mi fa piacere riferire: Togliatti era un giurista. Come Marx e come Lenin . Ma dimostrò di esserlo nella concretezza della produzione delle norme, quelle dotate del valore supremo e della pretesa alla massima efficacia giuridica. Lo fu in ognuna delle tre sedi (Prima Sottocommissione, Commissione plenaria, Assemblea) ove si andava componendo il discorso normativo più alto della storia d’Italia, di quella giuridica, pur grandiosa e di quella politica, finalmente degna delle civiltà che si erano accumulate in Italia per secoli. Trent’anni di impegno totale nella lotta rivoluzionaria lo separavano dai quattro della sua brillantissima formazione, cadenzata dal massimo dei voti e le tante lodi in ciascuno degli esami ed in quello di laurea, nella Facoltà di giurisprudenza di Torino frequentata nel più fulgido dei suoi periodi. Vi insegnavano grandi maestri, Pacchioni di diritto romano, Chironi di diritto privato, Francesco Ruffini di diritto ecclesiastico, Patetta di storia del diritto italiano, Gaetano Mosca di diritto costituzionale, Einaudi di scienza delle finanze, e quel Gioele Solari di filosofia del diritto, chiamato con comprensibile enfasi “maestro dei maestri” . Ma questi trent’anni, se gli avevano negato alcune acquisizioni del costituzionalismo degli anni ’20, non avevano rimosso, offuscato, o mutilato la conoscenza delle categorie giuridiche e la loro dominanza sui rapporti umani.

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Tutti gli atti del convegno ecco il link: 

Togliatti e la Costituzione della Repubblica democratica fondata sul lavoro