Il nostro progetto

Relazione di Paolo Ciofi all’assemblea dei soci fondatori

Il progetto di «Futura Umanità Associazione per la storia e la memoria del Pci» nasce con l’intento di trasmettere alle nuove generazioni, nella condizione drammatica che stanno vivendo, la consapevolezza che la Costituzione della Repubblica democratica fondata sul lavoro, prospettando una civiltà più avanzata, indica la via per il superamento della crisi che scuote l’Italia. Il nostro vuole essere dunque un messaggio che dal recupero di una storia e di una memoria trae la forza della speranza e la volontà di cambiare lo stato delle cose presente.
Si avverte che ci troviamo sulla soglia di una stretta, in un passaggio cruciale della nostra storia nazionale. Dentro una crisi globale di questo capitalismo del XXI secolo, che ha assunto caratteri fortemente distruttivi dell’essere umano e della natura, la crisi italiana si presenta infatti in modo particolarmente accentuato come disfacimento del tessuto produttivo e del patto sociale, del patrimonio culturale e del territorio; come azzeramento delle conquiste sociali, civili e politiche del Novecento, e quindi della conquista storica più alta, ottenuta in Italia e in Europa: esattamente la Costituzione, che ponendo a fondamento della Repubblica il lavoro ridisegna in termini moderni e straordinariamente attuali la questione dell’uguaglianza e della libertà.
Oggi appare chiaro che la dannazione della memoria e della storia del Pci è funzionale allo smantellamento di questa inalienabile conquista storica. Come appare del tutto evidente l’effetto del taglio delle radici: una classe lavoratrice senza organizzazione e rappresentanza politica, un popolo senza memoria collettiva, una comunità nazionale amputata della sua storia perdono la consapevolezza di sé, della loro funzione, dei loro diritti. Diventano una tabula rasa alla mercé del capitale e dell’ideologia dominante, su cui più facilmente si possono incidere i segni della mercificazione universale e dell’individualismo egoista.
Al contrario, proprio la Costituzione, nei suoi principi fondamentali e nell’impianto dei diritti, è la bussola moderna che indica la rotta necessaria per guardare avanti e aprire nuovi orizzonti, dunque per uscire dalla crisi verso una civiltà più avanzata, in cui la persona che lavora sia il fine e non un mezzo da cui estrarre profitto. Ecco perché il recupero della storia e della memoria del Pci non è un’operazione nostalgica, anche se la nostalgia è un sentimento da non disprezzare. E tanto meno un ritorno al passato, che del resto sarebbe impossibile. Ma uno strumento per attrezzarsi ad agire nel presente, a incidere nella realtà per trasformarla e costruire il futuro.
La trasmissione della memoria è un compito che spetta a noi delle generazioni più anziane. Anche per evitare che, tra una generazione vecchia dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee improvvisate, si crei un vuoto perché manca l’anello storico intermedio. Cosicché – come annotava Antonio Gramsci – non si è più capaci di costruire cattedrali ma solo soffitte: si resta cioè nella prigione senza luce della pura gestione del presente. Senza memoria storica sei solo una piuma al vento che svolazza sulle contingenze del momento, lontano dalla condizione materiale e sentimentale in cui vivono le donne e gli uomini del nostro tempo. E senza radici sei condannato a morte certa. Aveva ragione Enrico Berlinguer: «Non ci può essere inventiva, fantasia, creazione del nuovo se si comincia col seppellire se stessi, la propria storia e realtà».
L’intenzione è quella di promuovere una riconsiderazione della storia e della memoria del Pci con spirito di ricerca, senza verità precostituite, nel rispetto della pluralità delle convinzioni e delle diverse interpretazioni, come scriviamo nell’appello per la costruzione di Futura Umanità, respingendo al tempo stesso rimozioni e tendenziosità palesi, ostili in modo preconcetto al ruolo e alla storia dei comunisti italiani. E muovendo perciò da un punto fermo: quello del Pci come costruttore di democrazia in questo Paese; e di una democrazia di tipo nuovo, progressiva, fino al punto di sostenere un’idea originale di comunismo, legata proprio all’espansione massima della democrazia. Da cui deriva una pratica politica alta e innovativa, intesa come partecipazione popolare e di massa, che così concepita si pone al vertice delle attività umane. Ricordo, in questo presente senza fine, la visione che della politica aveva Palmiro Togliatti: «Fare politica significa agire per trasformare il mondo. Nella politica è quindi contenuta tutta la filosofia reale di ognuno, nella politica sta la sostanza della storia e, per il singolo che è giunto alla coscienza critica della realtà e del compito che gli spetta per trasformarla, sta anche la sostanza della sua vita morale».
Il Comitato direttivo dell’Associazione, muovendo dall’idea del recupero attivo e diffuso della memoria, ha individuato alcuni campi di iniziativa e di proposta per gli anni 2013-2014, che saranno ulteriormente arricchiti e precisati con il contributo di compagne e compagni che vorranno associarsi a questa impresa, e che sono benvenuti. Un primo campo di ricerca riguarda proprio Palmiro Togliatti, il suo apporto all’impianto e alla scrittura della Costituzione, la teoria e la pratica del partito nuovo di massa di cui è stato il costruttore. Fino a delineare, muovendo dalla scossa planetaria generata dalla rivoluzione d’ottobre del ’17, una strategia del tutto nuova e originale di avanzata verso il socialismo nelle condizioni di un Paese occidentale come l’Italia, nella fase della ricostruzione dopo il fascismo e della contrapposizione tra socialismo e capitalismo.
Un secondo terreno di ricerca riguarda la figura di Enrico Berlinguer. Ma non tanto (e non solo) in riferimento agli argomenti più noti e forse un po’ abusati, come il compromesso storico e la questione morale, quanto invece su quegli aspetti meno noti e trascurati, che si potrebbero riassumere sotto il titolo «Un nuovo modello di socialismo». E che si riferiscono ad aspetti inesplorati e particolarmente attuali del suo pensiero come per esempio la rivoluzione scientifica e tecnologica in relazione alla composizione di classe e del lavoro, la rivoluzione femminile, la questione ambientale, nella dimensione europea e internazionale della «terza via» tra il “socialismo realizzato” e la socialdemocrazia.
Ma al di là della ricerca sui grandi protagonisti e dei convegni tradizionali, l’intenzione nostra è quella di aprire nuovi campi di ricerca, di raccogliere testimonianze scritte e audiovisive, legate a esperienze politiche e di lotta nelle diverse parti d’Italia. In modo da contribuire a recuperare e a costruire, se così si può dire, un senso comune diffuso. Facendo uscire dalle viscere del Paese, dal cuore a dal cervello di migliaia di donne e di uomini che nel Pci e col Pci hanno lottato per l’uguaglianza, la libertà e la democrazia, il senso di una storia da riannodare nel tempo presente. Appunto, un senso comune diffuso che nasce dalla propria storia, e che perciò riguarda il proprio essere e i propri diritti al presente. Si tratta di un’impresa senza dubbio molto impegnativa e complessa, che richiederebbe mezzi ben più potenti di quelli di cui una piccola associazione di volontari può disporre. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.
Cos’era e come viveva nella realtà il Pci? L’esperienza di un partito di massa nel suo rapporto con la società e con il territorio; le sezioni e le case del popolo; la formazione e la selezione dei quadri; la specificità dei linguaggi, ecc. Vorremmo su questo tema aprire le porte a un’inchiesta vasta mettendo in moto forze nelle regioni, nelle città, nei paesi. Non è nell’isolamento e nell’autosufficienza che il nostro lavoro può andare a buon fine. Per questo, il dialogo e la sinergia con altri soggetti e istituzioni sono necessari, sebbene le nostre possibilità dipendano essenzialmente dalla partecipazione dal basso, dalla passione e dall’impegno di chi vorrà partecipare. Sappiamo bene che le difficoltà sono grandi, ma ci siamo detti: proviamoci. Non so se riusciremo, ma proviamoci. Con i soli mezzi delle sottoscrizioni volontarie, e cercando di mettere in coerenza parole e fatti. Abbiamo imparato che la retorica uccide il pensiero, e che il protagonismo dei retori costruisce solo castelli di sabbia. Preferiamo il mitico Anteo, con i piedi ben piantati per terra. Passo dopo passo, insieme a voi care compagne e compagni.

One thought on “Il nostro progetto

  1. Vorrei seguire il vostro lavoro in modo non occasionale. Il vostro approccio al tema promette metodi che condivido e risultati che auspico. Esiste un sito, qualche riferimento, un modo per stare in contatto con voi?
    Per ora buon lavoro.
    P.S.: rivendico la mia nostalgia, sebbene non sia questa la guida della riflessione e dell’agire politico.


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