Featured post

Giù le mani da Berlinguer

image

Articolo postumo pubblicato da Rinascita il 16 giugno 1984  Enrico Berlinguer scriveva:

    Ormai tutti vedono che le coalizioni che prendono vita alle spalle del Parlamento, che i governi che non vogliono e non sanno governare con e attraverso il Parlamento, che sono il prodotto di questi meccanismi e di questi metodi consun­ti, e divenuti anche pericolosi, non sono coalizioni realmen­te solidali ed efficienti. I partiti delle maggioranze delimita­te che compongono quelle coalizioni stanno insieme al go­verno spalleggiandosi per poter conservare il loro potere sul­le istituzioni e sulla società, ma ciascuno è dominato dalla paura che un altro lo scavalchi.

    E allora si va alle ben note «verifiche», dopo le quali, tuttavia, quelle coalizioni restano egualmente divise, continuano a covare contrasti, dai quali possono venire o oscillazioni, incertezze e paralisi dei gover­ni, ovvero polemiche e lacerazioni: queste ultime, però, esplodono per lo più fuori del Parlamento (negli organi di partito, nei convegni, sulla stampa).

    Nel Parlamento esse o vengono artatamente coperte e dissimulate o si manifestano nella forma patologica dei «franchi tiratori». Si corre, allo­ra, ai ripari; ma, ancora una volta, i rimedi a cui si pensa vanno prevalentemente in direzione di un indebolimento dei poteri del Parlamento.

    Sicché la profonda esigenza di restituire alle istituzioni la funzionalità e il ruolo che spetta loro in una Repubblica democratica a base parlamentare viene distorta e tradita. Attraverso alcune delle «riforme» di cui si sente oggi parlare si punta a piegare le istituzioni, e perciò anche il Parlamen­to, al calcolo di assicurare una stabilità e una durata a gover­ni che non riescono a garantirsele per capacità e forza politi­ca propria.

    Ecco la sostanza e la rilevanza politica e istituzionale della «questione morale» che noi comunisti abbiamo posto con tanta decisione.

    Anche la irrisolta questione morale ha dato luogo non solo a quella che, con un eufemismo non privo di ipocrisia, viene chiamata la Costituzione materiale, cioè quel complesso di usi e di abusi che contraddicono la Costituzione scritta, ma ha aperto anche la strada al formarsi e al dilagare di poteri occulti eversivi (la mafia, la camorra, la P2) che hanno inquinato e condizionano tuttora i poteri costituiti e legitti­mi fino a minare concretamente l’esistenza stessa della no­stra Repubblica.

    Di fronte a questo stato di cose, di fronte a tali e tanti guasti che hanno una precisa radice politica, non si può pensare di conferire nuovo prestigio, efficienza e pienezza de­mocratica alle istituzioni con l’introduzione di congegni e di meccanismi tecnici di dubbia democraticità o con accorgi­menti che romperebbero anche formalmente l’equilibrio, la distinzione e l’autonomia (voluti e garantiti dalla Costituzione) tra Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, e accentuerebbero il prepotere dei partiti sulle istituzioni.

    Riforme delle istituzioni volte a ridare efficienza e snellezza al loro funzionamento sono certo necessarie. Ma esse a poco servirebbero se i partiti rimangono quello che sono oggi, se seguitano ad agire e a comportarsi come agiscono e si comportano oggi, se non si risanano, se non si rigenerano, riacquistando l’autenticità e la pienezza della loro autonoma funzione verso la società e verso le istituzioni.

 

Featured post

Futura Umanità a fianco dei militanti di Action per il diritto alla casa

Futura Umanità a fianco dei militanti di Action in sciopero della fame da dieci giorni contro la delibera del commissario Tronca che annuncia nuovi sgomberi.
Futura Umanità, associazione per la storia e la memoria del Pci, è a fianco di Action Diritti in Movimento e dei 23 attivisti che hanno adottato una forma di lotta estrema come lo sciopero della fame per difendere il diritto all’abitare. Gli occupanti di via Santa Croce in Gerusalemme protestano contro le riprovevoli iniziative del commissario di Roma Tronca, che invece di assicurare un alloggio a chi non ce l’ha, sgombra intere famiglie da locali in disuso in cui i senzacasa hanno trovato ricovero, impedendo l’attuazione del piano straordinario per l’emergenza abitativa adottato dalla Regione Lazio. Per di più il commissario Tronca si rifiuta anche solo di incontrare i movimenti per la casa e di aprire una qualsiasi forma di trattativa o mediazione. Una chiusura inspiegabile e immotivata, come se a Roma non esistesse un’emergenza abitativa. Eppure sono ben 20mila gli sfratti in esecuzione nella Capitale, 6mila le famiglie co-strette ad occupare, 5mila quelle ospitate nei residence del comune; mentre il 90% delle sentenze di sfratto è per morosità incolpevole. E’ necessaria una mobilitazione ampia e unitaria perché questa vergogna finisca!
Futura Umanità ribadisce la propria solidarietà e il proprio sostegno nei confronti di chi in prima persona, con lo sciopero della fame, sta conducendo una battaglia di civiltà per l’attuazione di un diritto costituzionalmente garantito.

13267772_10153521836125952_7121421321803365104_n

Ciofi parla «del Governo della città. L’esperienza delle “giunte rosse ” per un’altra idea di Roma»

Paolo Ciofi, intervistato da Alexander Höbel, Ricercatore e da Luca Tarantelli, Presidente dell’Associazione Prisma Memoria Storia e Dialogo parla del suo libro «Del governo della città. L’esperienza delle “giunte rosse ” per un’altra idea di Roma». E’ un importante contributo alle valutazioni per il voto amministrativo della Capitale fissato per il successivo 5 giugno.

L’intervista condotta da Alexander Höbel, si è svolta presso Teleambiente

«Del governo della città – L’esperienza delle “giunte rosse” per un’alta idea di Roma»

CIOFI_Del_governo_della_citta__350-260
«Del governo della città – L’esperienza delle “giunte rosse” per un’alta idea di Roma» di Paolo Ciofi edito da Bordeaux
Il volume raccoglie scritti, interventi e discorsi di Paolo Ciofi sul tema di Roma e della sua doppia crisi, come grande metropoli europea e come capitale dello Stato unitario. Una traiettoria di cui la vicenda di mafia capitale è il punto più basso e vergognoso, ma non un destino inevitabile.

(altro…)