Futura Umanità si unisce al dolore per la scomparsa di Alfredo Reichlin

img_8385Con Alfredo Reichlin scompare uno dei dirigenti “storici” del Pci. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo 26 maggio.

Era nato a Barletta, dove il nonno paterno, svizzero, aveva impiantato ai primi del ‘900 una fabbrica per l’estrazione del tannino dalle vinacce.

Molto importante per la sua formazione politica fu l’amicizia con i due fratelli Pintor, Giaime e Luigi, nonché la partecipazione alla lotta di Liberazione (nei GAP) grazie ad un altro amico e compagno di gioventù, Lucio Lombardo Radice. Fu tra i giovani intellettuali che Togliatti “reclutò” tra i suoi collaboratori per la costruzione del “partito nuovo”. Al Pci si era iscritto nel 1946. Diresse per sei anni l’Unità (a partire dal 1958) e per altrettanti anni (dal 1962 al 1968) fu alla guida del Partito in Puglia, misurandosi con le difficili emergenze legate alla “questione meridionale”. Eletto alla Camera dei Deputati nel 1968, è stato parlamentare per sette legislature. Entrato a far parte della Direzione del Partito, fu tra i più stretti collaboratori di Enrico Berlinguer, soprattutto per le politiche economiche. Dopo lo scioglimento del Pci, ha fatto parte del PDS, poi dei DS e infine del PD.

L’Associazione Futura Umanità rende il suo omaggio partecipe e commosso al ricordo del combattente antifascista e del dirigente comunista.

 

“Nella Resistenza romana” di Alfredo Reichlin

Intervento pronunciato al convegno della Igs Italia «Valentino Gerratana “filosofo democratico”» (Roma, 18-19 novembre 2010), ora in Valentino Gerratana “filosofo democratico”, a cura di E. Forenza e G. Liguori, Roma, Carocci, 2011.

Ricordo il giorno in cui incontrai Valentino Gerratana. Era l’inverno del 1944 nella Roma occupata dai tedeschi. L’appuntamento era in una piccola trattoria vicino Piazza Fiume. Mi è rimasto impresso il suo volto: magrissimo, con la barba nera mal rasata che rendeva i suoi occhi più tristi e severi. Poche parole e lunghi silenzi. Luigi Pintor e io eravamo ragazzi. Avevamo preso la licenza liceale solo pochi mesi prima. Era lì che qualcuno ci aveva detto che avremmo potuto incontrare l’uomo del “centro”, questa parola pronunciata a bassa voce e con enorme circospezione che indicava il Comando segreto dei comunisti.

Guardando quell’uomo che mi sembrava senza età pensai: finalmente si fa sul serio. Valentino corrispondeva infatti perfettamente all’immagine che mi ero fatta di un capo comunista: un uomo i cui ordini non erano discutibili. Di cui ci si poteva fidare. Che poteva dirci dove e come cominciare a sparare. E così fu. Qualcuno – credo Lucio Lombardo Radice – aveva garantito per noi tre (Luigi Pintor, Arminio Savioli e io) come nuovi e affidabili possibili “gappisti”. Così, formammo una cellula, cioè quell’unità combattente di base che per le ragioni della sicurezza clandestina poteva avere rapporti con l’insieme della rete solo attraverso una persona. Quella persona era Valentino Gerratana, nome di battaglia “Santo”. Il nostro compito era “rendere la vita impossibile all’occupante”: queste furono le direttive generali che ricevemmo da “Santo” quel giorno.

In quei mesi febbrili e sconvolgenti (per me almeno) io lo rividi – stando ai miei ricordi – forse solo un’altra volta. Poi in una stupenda giornata di sole in una Roma chiassosa e volgare piena di prostitute e di borsari neri, con le strade percorse da traballanti camioncini pieni di gente e dalle camionette americane, lo rincontrai. Eravamo stati convocati dal Partito (entità per me ancora misteriosa) in un grande caseggiato di ferrovieri in viale Regina Margherita, dove abitava uno di noi. Per conoscerci e per festeggiare. È lì che vidi per la prima volta le facce di quei venti giovani sconosciuti che avevano colpito duramente la guarnigione tedesca di Roma, fino all’attentato di via Rasella, e l’avevano costretta sulla difensiva fino a fissare il coprifuoco alle cinque del pomeriggio. Eravamo i componenti del famoso Gap centrale. Un pugno di giovani intellettuali, parecchi dei quali diventeranno poi famosi: Salinari, Calamandrei, Gerratana, Trombadori, Bentivegna, Carla Capponi e altri e altre. Tra costoro c’era anche Marisa Musu, che diventò la prima moglie di Gerratana. Scarsissima la presenza di proletari.

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1945, Roma. Dall’alto e da sinsitra: Alfredo Reichlin, Tullio Pietrocola, Giulio Cortini, Laura Garroni, Maria Teresa Regard, Franco Calamandrei, Valentino Gerratana, Duilio Grigioni, Marisa Musu. Sotto accovacciati: Arminio Savioli, Francesco Curreli, Franco Albanese, Carla Capponi, Rosario Bentivegna, Carlo Salinari, Ernesto Borghesi, Raoul Falcioni. Seduti davanti al gruppo: Fernando Vitagliano e Franco Ferri. Sdradiato: Pasquale Balsamo

Quei giovani non venivano da Mosca o dall’esilio, ma dalle scuole e dalle università italiane, e ciò che li animava non erano tanto i testi del comunismo (che avremmo letto dopo), ma uno strano impasto ideale e culturale che non si riduceva al mito sovietico e che si era formato negli anni ’30. Era nato in quegli anni un sentimento nuovo, l’antifascismo, che ripensava la grande tradizione democratica dello storicismo italiano e al tempo stesso si mescolava con le esperienze più moderne del Novecento europeo. Dopo il grande cinismo da straniero in patria alla Prezzolini e l’edonismo dannunziano, nasceva una cultura che si chiamò dell’impegno e le cui tracce erano visibili perfino nell’attualismo “gentiliano”. Il mito sovietico contava naturalmente. Ma se quegli anni ’30 furono così importanti è perché vi successe di tutto: l’avvento dei fascismi e gli spettacolari trionfi della pianificazione sovietica, la guerra di Spagna e le prime esperienze socialdemocratiche. Insomma, quell’insieme di cose che avevano alimentato la cosiddetta “guerra civile europea”. È in quegli anni e in quella temperie che le avanguardie giovanili scoprirono il famoso impegno. Così fu anche per Valentino.
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L’assemblea di Futura Umanità

UnknownIl programma dell’associazione per il 2107

Gennaro Lopez eletto presidente

Lo scorso 28 gennaio si è svolta a Roma, presso la sede dell’Aamod, l’assemblea nazionale degli iscritti di Futura Umanità – Associazione per la storia e la memoria del Pci.
L’assemblea, che si è svolta con un’ampia discussione, è stata aperta dalla relazione di Paolo Ciofi sulle linee programmatiche per il 2017 e sullo stato dell’associazione, e si è chiusa con il rinnovo delle cariche statutarie.
Nell’ambito di un programma più vasto che spetterà al nuovo Comitato direttivo definire, Ciofi ha proposto, tra l’altro, di concentrare l’attenzione sul centenario della Rivoluzione d’Ottobre con un convegno che potrebbe intitolarsi Noi, l’Ottobre rosso e la rivoluzione in Occidente: la necessità di un nuovo socialismo. Nel quale, muovendo dall’analisi del 1917, si valorizzi il percorso dei comunisti italiani con particolare attenzione ai contributi di Gramsci, Togliatti e Berlinguer.
Il nuovo Comitato direttivo, eletto all’unanimità, è risultato così composto: Paolo Ciofi, Alexander Hobel, Guido Liguori, Gennaro Lopez, Fulvio Lorefice, Mario Ruggiano, Paola Scarnati, Andrea Sonaglioni, Romina Velchi, con Sacha Tolomeo invitata permanente.
Nel comitato dei Garanti sono stati eletti Aniello Ferraiolo, Lelio La Porta e Rossana Platone
L’assemblea ha anche approvato il bilancio consuntivo e il bilancio preventivo di Futura Umanità, illustrati da Mario Ruggiano.
Successivamente, il 9 febbraio, si è riunito il Comitato direttivo che, su proposta di Paolo Ciofi, ha eletto presidente Gennaro Lopez nell’ambito di un processo di rinnovamento che dovrà proseguire dopo i risultati positivi ottenuti da Futura Umanità nei primi anni di vita. Alla vicepresidenza Guido Liguori è stato sostituito da Alexander Hobel, mentre nella carica di segretario e tesoriere è stato confermato Mario Ruggiano.
Nella stessa riunione sono stati focalizzati gli argomenti del programma che l’associazione intende promuovere nell’anno in corso: oltre al centenario della Rivoluzione d’Ottobre e alle iniziative per l’attuazione della Costituzione, il proseguimento dei seminari sulla storia del Pci, la ricorrenza della morte di Antonio Gramsci e approfondimenti sulla figura di Giuseppe Di Vittorio.

Il video dell’assemblea è disponibile al link: goo.gl/SenLK4

Le scelte di Futura Umanità per il 2017

Relazione di Paolo Ciofi all’assemblea dell’associazione del 28 gennaio

Un rapido bilancio delle iniziative svolte nell’anno trascorso è utile per tracciare, sia pure a grandi linee, il programma per il 2017. Al riguardo, ricordo che il 27 aprile si è svolto all’Università di Bari, per iniziativa di Pasquale Voza e Imma Barbarossa, un convegno su Giuseppe Di Vittorio con la partecipazione di Ettore de Conciliis e di Franco Metta sindaco di Cerignola. Sull’esperienza delle giunte rosse a Roma, in occasione della pubblicazione del mio libro sul governo della città edito da Bordeaux in vista delle elezioni amministrative, sono stati organizzati una presentazione il 10 maggio e successivamente un incontro il 10 ottobre con Berdini, Emiliani, Fassina e Daniela Preziosi.
Segnalo, inoltre, come un aspetto significativo della nostra attività, per cui desidero oggi ringraziare Anna Ricca, la pubblicazione di due volumi da parte degli Editori Riuniti: “Berlinguer e l’Europa, i fondamenti di un nuovo socialismo”, che contiene gli atti del convegno internazionale tenuto a Roma nel 2015; e “Il 1956 e la via italiana al socialismo”, che raccoglie alcuni scritti di Togliatti a cura di Alexander Hobel.
Tuttavia, come sapete, il nostro impegno principale è stato concentrato nel 2016 sulla ricorrenza del 1956, con il convegno del 16 dicembre alla Casa della memoria e della storia, e sul tema della Costituzione, in particolare con il seminario dedicato a “Il Pci, la Costituzione, e le riforme istituzionali”, che si è svolto l’11 novembre con la partecipazione di Aldo Tortorella. Una iniziativa, questa, organizzata nel contesto di un impegno più vasto – voglio sottolinearlo – che abbiamo profuso nella campagna referendaria per il no come Associazione e come individualità. Tra le quali spicca, per qualità e quantità dell’impegno, Gianni Ferrara.
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